Dell’addestramento

 

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Obiettivo dell’addestramento di ogni cavallo, per qualsiasi disciplina, di ogni razza e di ogni età è il miglioramento dell’equilibrio psico-fisico. Non è un caso che si dica psico-fisico, la parola stessa ci indica che la prima attenzione va rivolta al mentale, è cosi con un cavallo giovane, con uno adulto, con un cavallo che conosco già o con uno che non ho mai visto. Il partire da questo pensiero quotidianamente mette il cavaliere in una condizione di non poter sbagliare strada, a patto che abbia delle conoscenze e le metta in pratica.

Tre sono, principalmente, le materie che dobbiamo conoscere per poter pensare di migliorare l’addestramento di un cavallo, l’ETOLOGIA, l’ANATOMIA e la BIOMECCANICA. F. M.

Una teoria che non mi convince…

Immagineganascia   Partendo dal presupposto che c’è sempre da imparare, non perdo occasione per andare ad ascoltare chiunque parli di addestramento e di equitazione, a prescindere dalla disciplina o dall’estrazione dell’istruttore.

La teoria in questione è sulla ricerca della “distensione dell’incollatura” e mi è stata presentata più o meno cosi: “ Quando il cavallo è nella distensione dell’incollatura, se l’angolo testa-collo rimane uguale a quando il cavallo è in posizione rilevata, non si può dire che questi sia chiuso, incappucciato. La foto sopra è ben esplicativa del concetto. (figura sotto)

E partendo da questa teoria, ho potuto vedere cavalli lavorati nella posizione della foto, figura sotto, ribadendo il concetto che in quella posizione il cavallo non è chiuso, anzi attraverso quella distensione si rilassa. Mi sono fatto una domanda… Quando allora un cavallo è chiuso?

L’unico riferimento bibliografico trovato sull’argomento, si trova in “Testo guida per la formazione dell’istruttore di equitazione” , pag. 100, dove in riferimento a quanto sopra, si dice “ Nel cavallo rotondo l’angolo di flessione della ganascia non deve essere accentuato; il fatto che la nuca sia bassa non significa che l’angolo alla ganascia debba essere maggiore di quando il cavallo è rilevato.”

Fermo restando che non conosco altri riferimenti tecnico-storici di questa teoria, alla luce delle conoscenze di fisiologia, anatomia, neurologia e biomeccanica questa teoria non sta in piedi. Molti sono i testi e gli studi scientifici che spiegano lo stress mentale e fisico a cui è sottoposto un cavallo in quella posizione… difficoltà respiratorie, campo visivo molto ridotto, ipertensione del legamento nucale, cattivo funzionamento degli organi dell’orecchio interno preposti alla percezione dell’equilibrio, compressione delle ghiandole parotidee, ecc.. A mio modesto avviso, significa giustificare una pratica scorretta (moderna, radicata nell’ultimo ventennio) e che non porta benefici nell’addestramento del cavallo, facendone addirittura una teoria.

Penso che teorie come questa, possano essere proposte, accettate e anche messe in pratica solo a causa di una perdita della cultura equestre classica, e dal fatto che il linguaggio tecnico sia in qualche modo diversificato dai tecnici, qualche volta allontanandosi dalle fonti.

Faccio un esempio, che credo sia calzante in questo caso, oggi si parla di chiuso, aperto, incappucciato, in riferimento alla messa in mano e alla posizione della testa, e non si parla più di verticale, cosa sia e verticale in funzione di cosa. I testi e manuali, fino ad un certo punto, hanno parlato di una linea immaginaria che cade perpendicolare al terreno, passando per la fronte del cavallo, ed è in riferimento a questa linea che la testa deve essere sulla verticale, aggiungendo “o con il naso leggermente davanti alla verticale nelle andature distese”.

Ironia della sorte, nello stesso testo, esattamente a pag. 99, cioè quella precedente alla figura sopra, si parla di “Messa in mano”e ci possiamo trovare una figura altrettanto esplicativa, questa volta positiva, ma in totale disaccordo con la teoria e la figura di cui sopra…

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A ognuno le sue riflessioni. Un ritorno alla cultura e alla coerenza è quello di cui avremmo bisogno, per i tecnici, per gli allievi ma soprattutto per i cavalli. F. M.

Légèreté

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La leggerezza è allo stesso tempo il primo e l’ultimo obbiettivo del cavaliere. Il primo perchè è fin dall’inizio che il cavaliere deve ricercarla… l’ultimo perchè essa ha come unico limite la sensibilità del cavaliere, che è migliorabile all’infinito. F. M.

“Lightness” is, at the same time, the first and the last aim of the rider. The first is because, from the outset, the rider must search for it … the last one because it is limited only by the sensitivity of the rider, who is endlessly improvable. F. M.

Riflessioni

DSCF2879 Quello che puo fare di un buon cavaliere un Maestro è la voglia di continuare a studiare, sperimentare e lavorare con tanti cavalli e di ogni tipologia. Il saper scegliere una strada piuttosto che un’altra in base alle caratteristiche psicofisiche di ciascun cavallo è di sicuro la cosa piu difficile… Ma è solo attraverso questo cammino che si arriva al punto in cui non siamo piu sicuri di sapere se siamo noi che insegniamo ai cavalli o loro che insegnano a noi. Il maestro è l’uomo o il cavallo? Io non lo so, ma ciclicamente questo quesito si insinua nella mia mente.  F. M.

In my opinion, a good rider can become a Master if he desires to carry on studying, experimenting, and working with several horses belonging to several races. The most difficult thing in training an horse is the choice of a path rather than another according to his psychophysical attitudes. However, only this path can lead to the moment in which we are not able to decide whether we are training the horse or the horse is training us. Who is the Master? The horse or the rider? I am not able to answer to this question, but this question cyclically occurs to me. F. M.