Del lavoro alla longia

È veramente un peccato che molti cavalieri di oggi poco conoscano, quando addirittura non lo snobbano, l’utilità di un corretto lavoro alla longia, ignorando tutte le problematiche addestrative che si possono correggere e migliorare. Sempre più spesso mi capita di vedere questi cavalieri affidare questo lavoro al groom se non addirittura agli allievi più inesperti, i quali fanno, bontà loro, quello che gli viene istintivamente o che hanno visto fare nel migliore dei casi, con il risultato solitamente di essere in balia del cavallo. Forse lo considerano un lavoro noioso o forse poco importante nella progressione addestrativa? Il più delle volte vedo cavalli che affrettano tutte le andature, che non sono in grado di stare sul circolo, che si muovono con la flessione all’esterno, che non sanno girare al passo, che non sanno fare un alt nel circolo, ecc.. Riflessioni a parte dovrei fare per quelli che pensano a questo lavoro “per scaricare il cavallo” e a quelli che senza conoscere il significato della parola “riunione”, in nome di questa legano i loro cavalli come salami per farli girare.

La mia non vuole essere una critica, al contrario un incoraggiamento ad approfondire questo lavoro, che se ben studiato e compreso, può sicuramente dare ottimi risultati, nei cavalli giovani come tappa essenziale dell’educazione prima del lavoro montato e nei cavalli adulti come diversivo alla routine quando non correttivo.

Alcuni elementi su cui mettere l’attenzione…

L’aspetto psicologico e la comunicazione, l’attenzione del cavallo nei confronti del longeur e della sua mimica corporea.

L’asimmetria naturale del cavallo, l’equilibrio, l’ampiezza del circolo, l’estensione dell’incollatura e il contatto sulla lunghina.

Sicuramente, se il longeur si preoccupera di fare attenzione a tutti questi elementi, sarà difficile annoiarsi…

Ecole de Légèreté, GIEL e APPEL ad Hansepferd Amburgo

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I have just come back from Hamburg, and I desire to share with you a few of excitements, emotions that were really frequent during this German trip.

In these three days I was in close contact with French, German and other foreign colleagues, with Philippe Karl, and with other GIEL friends and colleagues, that I thank for taking part to the event.

I am very happy, I liked the APPEL organization and I enjoyed again the emotion to partecipate to the public presentation of Monsieur Karl who rode a high level trained horse, despite the difficulties of that context. High Noon is a very elegant and refined horse with a jet black mantle.

The presentation lasted for about 30 minutes, in which the Master and some German, Swedish, and Hungarian learners showed to a large audience all the principles and the training path behind the Ecole de Légèreté.

The Saturday exhibition finished by a standing ovation and a strong and endless applause: the GIEL members were there, in the first row… and I can ensure that the emotion was really strong. I saw, imagined the same difficulties and the same efforts that we ran into, in our small way, for organizing Fieracavalli in Italy, as well.

It’s really nice when you believe in something, and when you are in a situation similar to Hansepferd where you can realize that you are not alone, but there are a lot of people that believe in the same project and models.

As I said in other situations, in Germany as well, I am very glad and honored to be the chairman of GIEL. Our foreign colleagues appreciated our supportive cohesion, and they defined us a leading group to take as an example.

A group composed of very different persons joined by the horse and training passion: I thank you.

Avanti GIEL, avanti APPEL, avanti Ecole de Légèreté

F. M.

 

 

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Appena rientrato da Amburgo, sento forte il desiderio di condividere un pò dell’entusiasmo e delle emozioni che hanno caratterizzato questa trasferta tedesca.

Tre giorni a stretto contatto con con Philippe Karl, i colleghi francesi, tedeschi e molti amici e colleghi del GIEL, che ringrazio particolarmente per la partecipazione. Ho apprezzato l’organizzazione dell’APPEL (Associazione per la promozione Ecole de Légèreté) e sono molto contento di aver potuto rivivere l’emozione di vedere Monsieur Karl montare un cavallo con un alto livello di addestramento in una presentazione pubblica, nonostante tutte le difficoltà del caso.

La presentazione è durata circa 30 minuti, durante i quali, il Maestro e alcuni suoi allievi tedeschi, svedesi e ungheresi, hanno mostrato al foltissimo pubblico sugli spalti tutti i principi e la progressione addestrativa dell’Ecole de Légèreté, guidati dalla voce di Ilka Flegel, inseparabile guida e traduttrice di Karl negli appuntamenti tedeschi. Complimenti ad High Noon, cavallo dal modello molto fine ed elegante con un mantello morello corvino, che ha meritato nella presentazione del sabato la standing ovation dell’arena, accompagnata da un fortissimo e interminabile applauso.

Noi del GIEL eravamo li tutti in prima fila… e vi assicuro che l’emozione è stata fortissima!! Ho immaginato, visto e rivissuto con la mente le stesse difficoltà e gli stessi sforzi che, nel nostro piccolo come Gruppo Italiano Ecole De Legerete, abbiamo incontrato per l’organizzazione di Fieracavalli.

E’ bello quando credi in qualcosa, e in un’occasione come quella di Hansepferd, ti rendi conto che non sei solo ma sono tantissimi, quelli che come te, credono in quel progetto e in quegli ideali.

Come ho avuto modo di dire già in altre occasioni, anche in Germania, sono molto orgoglioso e onorato di essere il presidente del GIEL, il nostro essere uniti e solidali non è di certo sfuggito ai nostri colleghi delle altre nazioni, che a ragion veduta ci hanno definiti un gruppo trainante e di esempio.

Un gruppo fatto di persone molto diverse tra noi ma accomunati dalla passione per il cavallo, il suo addestramento e dalla filosofia di Philippe Karl, a voi tutti, i miei ringraziamenti.

Avanti GIEL, avanti APPEL, avanti Ecole de Légèreté

F. M.

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Dell’addestramento

 

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Obiettivo dell’addestramento di ogni cavallo, per qualsiasi disciplina, di ogni razza e di ogni età è il miglioramento dell’equilibrio psico-fisico. Non è un caso che si dica psico-fisico, la parola stessa ci indica che la prima attenzione va rivolta al mentale, è cosi con un cavallo giovane, con uno adulto, con un cavallo che conosco già o con uno che non ho mai visto. Il partire da questo pensiero quotidianamente mette il cavaliere in una condizione di non poter sbagliare strada, a patto che abbia delle conoscenze e le metta in pratica.

Tre sono, principalmente, le materie che dobbiamo conoscere per poter pensare di migliorare l’addestramento di un cavallo, l’ETOLOGIA, l’ANATOMIA e la BIOMECCANICA. F. M.

Una teoria che non mi convince…

Immagineganascia   Partendo dal presupposto che c’è sempre da imparare, non perdo occasione per andare ad ascoltare chiunque parli di addestramento e di equitazione, a prescindere dalla disciplina o dall’estrazione dell’istruttore.

La teoria in questione è sulla ricerca della “distensione dell’incollatura” e mi è stata presentata più o meno cosi: “ Quando il cavallo è nella distensione dell’incollatura, se l’angolo testa-collo rimane uguale a quando il cavallo è in posizione rilevata, non si può dire che questi sia chiuso, incappucciato. La foto sopra è ben esplicativa del concetto. (figura sotto)

E partendo da questa teoria, ho potuto vedere cavalli lavorati nella posizione della foto, figura sotto, ribadendo il concetto che in quella posizione il cavallo non è chiuso, anzi attraverso quella distensione si rilassa. Mi sono fatto una domanda… Quando allora un cavallo è chiuso?

L’unico riferimento bibliografico trovato sull’argomento, si trova in “Testo guida per la formazione dell’istruttore di equitazione” , pag. 100, dove in riferimento a quanto sopra, si dice “ Nel cavallo rotondo l’angolo di flessione della ganascia non deve essere accentuato; il fatto che la nuca sia bassa non significa che l’angolo alla ganascia debba essere maggiore di quando il cavallo è rilevato.”

Fermo restando che non conosco altri riferimenti tecnico-storici di questa teoria, alla luce delle conoscenze di fisiologia, anatomia, neurologia e biomeccanica questa teoria non sta in piedi. Molti sono i testi e gli studi scientifici che spiegano lo stress mentale e fisico a cui è sottoposto un cavallo in quella posizione… difficoltà respiratorie, campo visivo molto ridotto, ipertensione del legamento nucale, cattivo funzionamento degli organi dell’orecchio interno preposti alla percezione dell’equilibrio, compressione delle ghiandole parotidee, ecc.. A mio modesto avviso, significa giustificare una pratica scorretta (moderna, radicata nell’ultimo ventennio) e che non porta benefici nell’addestramento del cavallo, facendone addirittura una teoria.

Penso che teorie come questa, possano essere proposte, accettate e anche messe in pratica solo a causa di una perdita della cultura equestre classica, e dal fatto che il linguaggio tecnico sia in qualche modo diversificato dai tecnici, qualche volta allontanandosi dalle fonti.

Faccio un esempio, che credo sia calzante in questo caso, oggi si parla di chiuso, aperto, incappucciato, in riferimento alla messa in mano e alla posizione della testa, e non si parla più di verticale, cosa sia e verticale in funzione di cosa. I testi e manuali, fino ad un certo punto, hanno parlato di una linea immaginaria che cade perpendicolare al terreno, passando per la fronte del cavallo, ed è in riferimento a questa linea che la testa deve essere sulla verticale, aggiungendo “o con il naso leggermente davanti alla verticale nelle andature distese”.

Ironia della sorte, nello stesso testo, esattamente a pag. 99, cioè quella precedente alla figura sopra, si parla di “Messa in mano”e ci possiamo trovare una figura altrettanto esplicativa, questa volta positiva, ma in totale disaccordo con la teoria e la figura di cui sopra…

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A ognuno le sue riflessioni. Un ritorno alla cultura e alla coerenza è quello di cui avremmo bisogno, per i tecnici, per gli allievi ma soprattutto per i cavalli. F. M.

Légèreté

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La leggerezza è allo stesso tempo il primo e l’ultimo obbiettivo del cavaliere. Il primo perchè è fin dall’inizio che il cavaliere deve ricercarla… l’ultimo perchè essa ha come unico limite la sensibilità del cavaliere, che è migliorabile all’infinito. F. M.

“Lightness” is, at the same time, the first and the last aim of the rider. The first is because, from the outset, the rider must search for it … the last one because it is limited only by the sensitivity of the rider, who is endlessly improvable. F. M.

Riflessioni

DSCF2879 Quello che puo fare di un buon cavaliere un Maestro è la voglia di continuare a studiare, sperimentare e lavorare con tanti cavalli e di ogni tipologia. Il saper scegliere una strada piuttosto che un’altra in base alle caratteristiche psicofisiche di ciascun cavallo è di sicuro la cosa piu difficile… Ma è solo attraverso questo cammino che si arriva al punto in cui non siamo piu sicuri di sapere se siamo noi che insegniamo ai cavalli o loro che insegnano a noi. Il maestro è l’uomo o il cavallo? Io non lo so, ma ciclicamente questo quesito si insinua nella mia mente.  F. M.

In my opinion, a good rider can become a Master if he desires to carry on studying, experimenting, and working with several horses belonging to several races. The most difficult thing in training an horse is the choice of a path rather than another according to his psychophysical attitudes. However, only this path can lead to the moment in which we are not able to decide whether we are training the horse or the horse is training us. Who is the Master? The horse or the rider? I am not able to answer to this question, but this question cyclically occurs to me. F. M.